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7 febbraio 2010

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VILLA DEI VESCOVI
FAI Scempio del brolo dei Vescovi
Dal brolo rinascimentale di Andrea Da Valle a un sinistro Mausoleo
Villa dei Vescovi - Com'è il brolo
dal FAI Fondo Ambiente Italiano:
 <scrive il FAI
Villa dei Vescovi - Come sarà il brolo
Lunedì 8 Febbraio 2010
E' da socia sostenitrice del FAI, convinta estimatrice del fondatore, Giulia Maria Mozzoni Crespi ora Presidente onoraria del FAI, carissima amica di Vittorio Olcese e mia fin dal tempo del nostro comune acquisto e del restauro di Villa dei Vescovi. Ed è da chi, per aiutare il FAI nel restauro attuale di Villa dei Vescovi, è prima nell'aver adottato una stanza. E infine, è da chi riconosce e apprezza l'incessante lavoro condotto dalla signora Crespi, dal lontano 1976, per salvare tanti beni culturali italiani che altrimenti sarebbero scomparsi dal nostro patrimonio artistico, che sento di levare un grido di dolore e fulminante stupore per la piega, assai amara, e diciamo bizzarra, che hanno preso i lavori di restauro della mia ex proprietà monumentale. Bene storico e culturale e vanto del Veneto e della storia della Veneta Serenissima Repubblica.
Con l'ultimo plico inviato dal FAI ai suoi soci, tra le offerte per il reperimento di ulteriori fondi per i restauri di Villa dei Vescovi colpisce, anche chi non ha visitato Villa dei Vescovi ma l'ha vista sui libri di architettura, depliant, o sull'amplissima documentazione reperibile su internet, l'immagine-cartolina che mostra il rifacimento del brolo secolare opera celeberrima di Andrea Da Valle. Un'immagine sconvolgente che si continua a guardare pensando di essere preda di un'allucinazione. Non di una realtà.
Annientata la perfezione architettonica, stravolta l'armonia degli spazi Rinascimentali del brolo parte dell'intero organico progetto delle scalinate, dei terrazzati in pietra dei Colli Euganei e della Grotta del Nettuno, un tutt uno opera di Andrea Da Valle, -non come scrive Il Mattino di Padova «la Grotta del Nettuno, adottata dalle delegazioni FAI di Padova e di Treviso, opera di Vincenzo Scamozzi, l’architetto, allievo del Palladio, che ha completato Villa dei Vescovi, progettando le maestose scalinate di accesso ed i grandi cortili pensili»- il tutto sostituito da una squallida arroventata pietraia.
Si è mai visto un frutteto, un giardino, un orto -o brolo- pavimentato in pietra e non di terra?(!) Mai mai e poi mai. "Il parterre di Villa dei Vescovi" è un assoluto inedito. Brolo tipicamente veneto del Da Valle che dopo la morte, avvenuta nel 1535, di Giovanni Maria Falconetto -autore del progetto di Villa dei Vescovi cui collaborò Alvise Cornaro- nel 1567 ne continuò i lavori completandoli nel 1579 con alte mura di cinta, scalinate e sottoportici così che l'intreccio tra paesaggio, interni ed esterni monumentali della Villa dei Vescovi appare magico.
Con il progetto del FAI, il brolo circondato da mura sansovinesche con al centro il pozzo originario, tre portali di accesso e l'antico cancello ornati con lo stemma del Cardinal Francesco Pisani -il vescovo di Padova che fece costruire Villa dei Vescovi come residenza estiva della Curia di Padova- viene "rimodernato" da un qualche "genio", in cerca spasmodica di mera pubblicità, che ne ha decretato la profanazione, poi decapitazione in piazza.
Via l'originario antico pozzo, via i quattro "fazzoletti" di terra e prato, via la limonaia, via il secolare cedro del Libano guardiano del pozzo, via uno dei broli più significativi della Storia dell'Architettura Italiana e veneta più ben conservati nei secoli, via le perfette proporzioni, via la splendida armonia del progetto del Da Valle.
Secondo un recente sondaggio, condotto proprio dal FAI, il brolo è «Il luogo del cuore più amato dagli italiani» ma il brolo, progetto di Andrea Da Valle per Villa dei Vescovi, con il tocco magico di un inedito "Serenissimo francesismo", si tramuta in «Il parterre di Villa dei Vescovi» in pietre di tracheite e siepi di bosso.
Un mostro ecologico architettonico e storico.
Una sorta di infelice sposalizio tra un sinistro mausoleo funerario e una ributtante Scampìa napoletana si impossessa di un «Orto conchiuso», l'ideale di vita del «ora et labora», immortalato e tramandato fino a noi dai grandi pittori italiani che ci hanno resi famosi nel mondo. Da Lambert Sustris autore degli affreschi di Villa dei Vescovi a Raffaello, dal Perugino al Beato Angelico, da Giovanni Bellini al Mantegna, da a Giotto al Sassetta, da Cima da Conegliano al Carpaccio, dal Ghirlandaio al Botticelli.
Al tempo dei nostri restauri, del glorioso Ente Ville Venete presieduto dal rigoroso Boso Roi, bizzarrie e strafalcioni cultural-storici di tal portata non accadevano.
E' per il restauro di Villa dei Vescovi, oltre che per il mio "arredo fuori da tutti gli schemi visti fino ad allora", per il rigore con cui feci restaurare e poi arredai la Villa, che Vittorio Olcese ed io abbiamo meritato dall'American National Society of Interiors Decorators Foundation il Primo Premio nel mondo per il miglior restauro di un monumento d'arte.
Premiati a Venezia, all'Accademia Querini Stampalia, in presenza di trecento soci della Fodazione che vennero in Italia per premiarci e visitare Villa dei Vescovi.
Giuliana D'Olcese de Cesare




permalink | inviato da MOVIMENTIAMOCI il 7/2/2010 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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